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SERVIZIO DI SOSTEGNO ALLA MATERNITA’

Responsabili del Servizio: Dott.sse Durazzi Carla Anna e Giacca Elisabetta

 

LA MATERNITÀ

 

Nella relazione di mutualità tra madre e bambino i due insegnano l’uno all’ altro: anche il bambino che chiede, esprimendo le sue esigenze, diventa l’ostetrico della funzione materna della neo-mamma.

Riteniamo infatti che il ruolo materno sia già presente fin da quando è concepito il bambino, e che di esso la mamma si appropri gradualmente grazie all’interazione con il bambino e con il partner, facilitata e sostenuta dal proprio contesto sociale.

Un gruppo di sostegno può accompagnare le mamme a far nascere ciò che è già presente in loro internamente, senza sostituirsi al loro ruolo, ma aiutandole ad approfondirlo. Un gruppo che offra alle neo-mamme un sostegno al loro ruolo e alla loro spontanea capacità di esprimersi e svilupparsi.

Dal nostro lavoro clinico, sia in ambito individuale che di coppia e dal lavoro di supervisione di altri colleghi, derivano le considerazioni che qui seguiranno.

Il desiderio di un figlio può rappresentare:

  1. un modo, alcune volte l’unico possibile, per uscire dalla propria famiglia d’origine;
  2. il riscontro dell’avvenuta separazione dalle famiglia d’origine e quindi della sessualità vissuta;
  3. la manifestazione del desiderio di far nascere una nuova parte di sé, una rappresentazione di sé adulta, capace di identificarsi con la parte bambina espressa dal proprio bambino;
  4. la possibilità di esprimere una rappresentazione di Sé valorizzata, in grado di permettere il riscatto dalle proprie frustrazioni, oppure di riparare alla rappresentazione di Sé rifiutata, ad esempio per essere stata adottata;
  5. la necessità di difendersi dall’intimità col partner;
  6. la difesa dal dolore dei limiti, soprattutto il limite della vita, propria ma anche dei propri familiari;
  7. l’occasione di rendere felici i nonni nel dare loro la sensazione di continuità della vita.
  8. Il desiderio di essere come la propria madre, o il proprio padre.

 

Questi desideri , e tanti altri, si possono scontrare con:

 

  • il preoccupazione di essere sleali nei confronti della famiglia di origine;
  • la paura del dolore fisico o della perdita della rappresentazione del Sé corporeo familiare;
  • la paura di non essere adeguati nell’assunzione di responsabilità;
  • la paura dell’intimità;
  • il dolore di doversi lasciare alle spalle una rappresentazione di Sé divenuta familiare, quindi fonte di sicurezza, per affrontare un passaggio da una rappresentazione di Sé nuova, quindi ignota;
  • la convinzione di non essere degna, di non essere capace di fare una cosa buona come un bambino;
  • la paura di ritrovarsi simile alla propria madre, vissuta come oggetto frustrante o assente,ostile, ecc;
  • Difficoltà socio-economiche.

 

La possibilità di riconoscere queste parti in conflitto può permettere al singolo o alla coppia di scegliere liberamente; all’opposto, il mancato riconoscimento di queste parti contrastanti può essere alla base di difficoltà nel concepimento o di risultati positivi nelle varie forme di inseminazione.

Come abbiamo più volte accennato nei vari servizi qui presentati, per accedere alla genitorialità occorre separarsi dai propri genitori, rinunciando alla loro rappresentazione ideale ed introiettando aspetti investiti di valore affettivo delle rappresentazione degli stessi genitori.

L’aborto: La valutazione delle difficoltà che le équipe di lavoro incontrano nell’essere effettivamente di aiuto alle donne, in uno dei momenti più critici della loro esistenza, è fondamentale per un intervento che miri effettivamente a rimuovere le difficoltà che inducono la madre all’interruzione di gravidanza.  Infatti, le ragioni per cui le donne si trovano nell’ambivalente posizione di aver lasciato che la gravidanza si instaurasse e, contemporaneamente, di non essere capaci di sostenere la possibilità di portarla avanti, spesso non vengono considerate come uno degli aspetti cruciali della prevenzione dell’aborto, ma come una “variabile”.

L’ipotesi sottesa dal nostro progetto è  che questo punto debba  essere oggetto di approfondimento psicologico, in tutti i casi, sia di aborto spontaneo che procurato.

Vengono, infatti, spesso trascurati gli aspetti psicologici, relazionali e sociali anche delle casistiche, in costante aumento, di difficoltà a generare: difficoltà nel concepimento, aborti spontanei nelle prime settimane di gravidanza in assenza di condizioni patologiche organiche. La nostra significativa e lunga esperienza clinica ci ha portato a ritenere che sia questo l’aspetto fondamentale su cui intervenire innanzitutto con un ascolto professionale e tempestivo.

Circostanze particolari: violenze, separazioni, lutti rendono le mamme molto sole in un momento nel quale vi è grande vulnerabilità e il sostegno del contesto parrebbe davvero essenziale. In queste situazioni l’urgenza è la regola e le richieste possono essere difficili da sostenere in mancanza di una famiglia che funzioni da supporto e da sostegno.

Rispondere ad alcune urgenze, offrire opportunità e sostenere la donna in questo delicato momento, a nostro avviso, è una necessità.

La gravidanza: E’ noto che le mamme in attesa attirano l’attenzione benevola di tutti, e che la gravidanza è accompagnata dalla frequenza a gruppi e a corsi rivolti alla mamma. Con la nascita del bambino la madre perde bruscamente centralità, in un momento cruciale la cui delicatezza necessita invece di attenzione e di uno spazio d’ascolto privilegiato.

A volte la commozione e la tristezza fisiologica della mamma dopo la nascita, così come un senso di inadeguatezza al compito e di solitudine, possono evolvere in vere e proprie depressioni se le donne sono lasciate a se stesse.

Se i corsi di preparazione al parto rispondono in modo efficace alle esigenze di ricevere informazioni e contenimento emotivo durante l’esperienza della gravidanza, dopo il parto, che per la maggior parte delle donne corrisponde anche alla dimissione dall’ospedale, in un momento in cui la “separazione” può assumere tinte di tristezza e di fatica (se non di vera e propria depressione post-partum), la madre avverte l’esigenza di rassicurarsi sulla propria capacità di offrire al bimbo nutrimento e soddisfazione ai suoi bisogni.

Crediamo necessario, quindi, promuovere gruppi di mamme che sviluppino relazioni “nutrienti”, intendendo con questo la possibilità di interiorizzare “qualcosa di sufficientemente buono”, una base sicura per la mente individuale esattamente come il grembo materno è una base sicura per l’infante.

 

LA PATERNITÀ

 

L’attenzione alle complesse dinamiche che accompagnano la maternità, mette in sordina l’importanza della figura paterna e porta spesso a trascurare le vicissitudini psicologiche che accompagnano il padre nell’assunzione del suo nuovo ruolo. Infatti bisogna tenere presente che anche per il padre, così come per la madre, c’è la necessità di ridefinire la propria identità e di trovare uno spazio diverso nella famiglia, trasformata dalla presenza del figlio.

Spesso i papà soffrono silenziosamente sentimenti di esclusione e di gelosia nei confronti della moglie e del figlio; sentimenti che possono venire espressi indirettamente ad esempio con la fuga nell’attività lavorativa, con il tradimento coniugale, con malesseri fisici.

Dopo la prima fase di rapporto simbiotico madre/bambino è necessaria la presenza reale del padre onde evitare il prolungarsi del rapporto a due che può portare il bambino ad una regressione invece che ad una progressiva evoluzione.

In altre parole, la seconda funzione del padre è quella di aiutare il bambino a separarsi dalla madre. Inoltre, il bambino che copia il comportamento e i modi del padre (cioè si identifica) modifica la propria rappresentazione di sé attraverso il trasferimento di una parte dei sentimenti di ammirazione, di stima e di amore che ha verso il padre, su di sé.

Ci sembra quindi importante anche un gruppo che offra sostegno e aiuto alla funzione genitoriale “Paterna”.

 

QUANDO IL BAMBINO NON ARRIVA

 

L’infertilità può avere cause organiche o cause non organiche. In entrambi i casi risvolti psicologici sono fonte di dolore interiore.

Nel caso di sterilità dovuta a fattori organici,  la rappresentazione del Sé attuale – non sono fertile, sono  quindi difettoso/a – è lontana dalla rappresentazione del Sé ideale di essere in grado di procreare.

Questa discrepanza  è all’origine  di vergogna, di dolore psichico e di perdita del sentimento di sicurezza. Anche il partner vive una discrepanza tra  la  rappresentazione  attuale  e  la  rappresentazione  ideale dell’oggetto che può originare delusione e quindi rabbia nei confronti del partner deludente; sentimento difficile da accogliere ed armonizzare con i sentimenti di comprensione per il dolore dell’altro.

Le soluzioni adattive possono essere condivise e portare la coppia a una difesa del tipo “la cosa non ci tocca” e dedicandosi a molteplici attività distraenti.

Oppure possono emergere litigi su banalità, o l’ingresso di un terzo attraverso  una relazione extraconiugale che rappresenta per loro uno spostamento delle tensioni derivanti dall’infertilità, che  a volte portano alla separazione.

In questi casi solo se entrambi riusciranno, aiutati da uno psicoterapeuta, a fare i conti con i propri sentimenti ambivalenti sarà possibile per la coppia affrontare la sterilità con consapevolezza per poter decidere di rinunciare al figlio desiderato elaborandone il lutto e di accedere al altre forme di procreazione o all’adozione.

Se l’infertilità non è attribuibile a cause organiche possiamo supporre che la parte del conflitto intrapsichico o relazionale non accettata determini l’impossibilità a realizzare il desiderio.

I motivi della sterilità psicologica possono essere causati:

  • Da una profonda insoddisfazione nei confronti del coniuge
  • da un disadattamento sessuale cronico
  • da una difficoltà relazionale tra i due partner
  • dalla frustrazione sessuale cronica
  • dall’inibizione delle pulsioni eterosessuali in quelle donne che hanno paura degli uomini
  • dalla difficoltà di vivere la propria componente passiva-recettiva
  • dalla soppressione del desiderio sessuale durante il periodo fertile e il coito ha luogo solo durante il periodo sterile
  • dall’influenza del conflitto inconscio sull’interazione dei processi psichici, ormonali e neurologici che determinando la soppressione della funzione delle gonadi, per cui l’ovulazione non si verifica affatto oppure l’ovulazione si verifica durante la mestruazione.
  • dall’agire del conflitto inconscio determinato n primitive sensazioni di paura e rabbia. L’azione riflessa può contribuire alla sterilità causata dallo spasmo delle trombe di Falloppio per cui l’uovo non può raggiungere e insediarsi nell’utero.

 

Per poter andare oltre l’empasse determinato dal conflitto intrapsichico inconscio non rimane che intraprendere un lavoro di analisi interiore allo scopo di riconoscere la parte inconscia in atto, per poterla ascoltare, accogliere ed integrare con la parte del conflitto che è già riconosciuta e ben accetta.

E’ anche importante non sottovalutare, e quindi elaborare, il fatto che la modalità attraverso cui il bambino è stato cercato e concepito darà origine a sentimenti e fantasie che avranno un ruolo importante nella relazione tra i genitori e tra ognuno di loro e il bambino che nascerà.